mercoledì, 30 aprile 2008
La musica in testa
Allevi sei grande
Come nasce la musica?
Non è l'autobiografia di Allevi questo libro. E' la raccolta di tanti episodi che ha vissuto. E' la dimostrazione di come esistano ancora i geni della musica, quella che nasce, anzi, che è già innata dentro di noi e che poi un giorno si dimostra attraverso i tasti di uno strumento. La fatica nel trovare qualcuno che ascolti quello che hai composto. E infine farcela e ritrovarsi in un concerto con centinaia di persone davanti a sé.
Giovanni Allevi descrive le sensazioni che prova mentre suona il suo pianoforte. Si perde nelle note, tutto le volte. Sempre. Ad ogni esecuzione viene assalito dalle stesse sensazioni. Si perde nella sua musica. La sua strega capricciosa. Ogni composizione è un ricordo di una sua riflessione, così come il titolo che assegna.
L'ultimo capitolo di questo libro è dedicato ai giovani e Allevi, a differenza di molti non li critica. Anzi! Li elogia per la loro creatività, la loro arte, i loro modi di fare, dicendo che sono un po' come il nuovo rinascimento di questo secolo!
Allevi è laureato in filosofia. Diplomato in pianoforte. Ha inciso quattro raccolte di sue composizioni per pianoforte solo.
Grande Allevi. Tu che ascolto prima di addormentarmi alla sera. Tu che mi trasmetti emozioni. Tu che grazie al tuo libro mi sono ritrovata nel ruolo di colei che si dedica alla musica, che la vive mentre suona.
A tutti i musicisti e non. A tutti coloro che quando sentono una canzone la vivono veramente.
Voto:



mercoledì, 30 aprile 2008
A un passo dal sogno
Il "romanzo" (meglio usare libro, altrimenti mi sembra troppo opera d'arte..) del programma televisivo Amici. Attraverso Mattia e Giada si rivedono un po' di episodi famosi di questi anni. Magari mi aspettavo un po' più di curiosità che invece non ho visto. Ma comunque leggero e simpatico. Per rilassarsi.
Voto:


mercoledì, 30 aprile 2008
Sabotaggio d'amore
Grande Amélie!!! Più ti leggo e più divento certa che sei una strega! Come fai a giocare così bene con le parole?? Anche in questo tuo secondo volume della tua autobiografia, parlando del tuo periodo vissuto in Cina, parlando della guerra, dell'amore e di tutti i sentimenti, hai un'ironia coì sottile..bellissima..e riesci a parlare e a descrivere tutto benissimo..!
Voto:


mercoledì, 30 aprile 2008
Saggi su Il nome della rosa
Stuzzicante...piacevoli scoperte riguardo al nome della rosa anche se a tratti un po' pesante e ripetitivo poiché i 36 critici che si alternano nelle varie spiegazioni riprendono concetti gia spiegati precedentemente o parti della storia del libro.
Interessante scoprire il filo che lega il nome della rosa ad altri romanzi come Se una notte d'inverno un viaggiatore di Calvino. E che il nome Adso è molto simile al Watson de Il mastino dei Baskerville e che Guglielmo potrebbe essere Holmes e l'analogia nella descrizione del cane di Doyle con Brunello.
Un Guglielmo e un Adso che sembrerebbero un Virgilio con Dante.
La similitudine con Jorge Luis Borges scrittore di Finzioni con il Jorge de Il nome della rosa, infatti sono entrambi ciechi ed entrambi bibliotecari conoscitori di numerosi libri.
E il tanto cercato secondo libro della Poetica di Aristotele che si pensa non fosse stato mai scritto e che attorno ad esso ruoto il romanzo alla fine risulta come qualcosa di fittizio e veramente mai esistito.
Viene ripreso ciò che Eco dice e ridice ovvero che i libri parlano di altri libri e essi sono fatti di segni che parlano di altri segni.
Infine sono riuscita a capire l'ultima frase, quella in latino riguardante la rosa: noi diamo un nome a tutto, ma alla fine non possediamo nulla se non il nome. Perché se la rosa come tale scompare allora scompare anche la rosa. Se invece anche cambiamo nome alla rosa, essa continuerà a emanare lo stesso profumo e quel profumo non sarà mai nostro. Possediamo la parola, il nome, ma mai la sostanza, l'oggetto, la persona...
Voto:


Cito:
Siamo veri perché apparteniamo a un paese, a un tempo, a un mondo precisi; facciamo delle scelte, abbiamo degli amori, degli odi che nessun segno potrà mai rendere nella loro oscurità, nel loro spessore: tutto quello che è sudore, sangue, sperma, ma anche anima non è suscettibile di essere portato dai segni. Soltanto la parola lo potrà fare, e in essa non è il segno di comunicazione che più conta, è la patina di opacità che le comunica il generatore, il poeta. La sue intraducibilità.
lunedì, 07 aprile 2008