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sabato, 27 settembre 2008
Giacché l'arte è emozione senza desiderio: smettere di correre per notarlo
sabato, 27 settembre 2008
Non c'è nulla che gli uomini non desiderino con tanto ardore come un'amicizia disinteressata.
Voto: 


lunedì, 01 settembre 2008
Tipicamente romantico di fino 1700. Anche il paesaggio in copertina trasmette tutto lo stile romantico. Goethe narra i pensieri del protagonista attraverso lettere/diario inviate all'amico Guglielmo. La parte iniziale è molto bella, peccato per il libro secondo che perde un po'.
Voto:


lunedì, 01 settembre 2008
Ecco uno dei nuovi corti di carta in allegato con il Corriere della Sera di quest'anno. Non è un racconto entusiasmante eppure nella sua sempicità è bello sufficientemente da fartelo piacere, in particolare grazie al monologo di Lorenzo. Volo prende la voce di una donna che vuole lasciare il marito. Racconta i suoi pensieri. Un giorno dovrò oerò leggermi qualcosa con un po' più di pagini di Volo per capire veramente se mi piace o meno.
Voto:


lunedì, 01 settembre 2008
The Host or Twilight?
lunedì, 01 settembre 2008
L'amore per la filosofia perchè anche noi siamo polvere di stelle
lunedì, 01 settembre 2008
Quinto episodio della saga di Artemis Fowl
lunedì, 01 settembre 2008
Il mio primo libro di Hornby. Sinceramente credevo fosse un autore decisamente migliore e invece secondo me ci sono troppe parole per nulla.
La scrittura è semplice e la lettura molto veloce ed è per questo che alla fine ho dato tre stelline, per la semplicità. Anche se questa stessa semplicità in molti punti del libro mi ha fatto venir voglia di abbandonarlo. Hornby tratta il tema delle ragazze madri come se nulla fosse, mettendolo anche fin troppo sul ridere. Due genitori adolescenti descritti in modo troppo banale, quando secondo me non dovrebbe essere così. Eppure arrivata a fine libro e ripensandoci, ho capito che non poteva essere altro che così. A sedici anni le responsabilità che derivano dall'avere un figlio non si hanno e tutto viene ancora preso come un gioco o come un tutto finirà bene senza andare più a fondo con il problema.
Quindi bello, ma ce ne sono di molto migliori.
Voto:


lunedì, 04 agosto 2008
La solitudine dei numeri primi è il vincitore del premio strega 2008. La scrittura è veloce e la pagine scorrono senza difficoltà. A differenza del titolo non parla di matematica, l'unico filo che lega la matematica è che uno dei protagonisti si laurea in matematica. Ci sono due ragazzi, Alice e Mattia, che vengono definiti e ancoro si definiscono così primi gemelli. In matematica si definiscono primi gemelli una coppia di numeri primi che sono vicini, potrebbero toccarsi ma non ci riescono mai perchè tra di loro c'è un numero pari. Esempi ne sono il 3 e il 5, il 5 e il 7, l'11 e il 13,.. Mano a mano che si prosegue questi numeri diventano sempre meno frequenti e quando appaiano sembrano circondati da una solitudine e tristezza enorme. Esattamente come Alice e Mattia: solitudine e tristezza. I primi gemelli descrivono la loro storia perfettamente. Arrivi alla fine del libro che ti rimane un immenso senso di solitudine che ti hanno trasmesso i personaggi, solo quello rimane perchè poi, parliamoci chiaro, la storia non è un granchè. E' presente talemente tanta tristezza che mi è venuto da chiedermi mentre leggevo come mai non accadesse nulla di positivo e dovesse sempre andare tutto storto. Dai vari commenti che ho letto in Anobii ho visto come molti lo abbiano abbandonato e lo abbiano commentato con una stellina. In verità non c'è nulla di particolare in questo libro se non quello che ho scritto sopra e adesso ho la curiosità di andare in cerca degli altri libri che hanno partecipato al premio strega...però nella solitudine di questo libro ho trovato scene, descrizioni, emozioni, situazioni, a cui spesso penso e ripenso, cercando di capire cosa accadrebbe se succedessero a me, che mi sono talmente vicine anche se solo nei miei pensieri ingarbugliati che mi hanno fatto piacere questo libro così triste. Per me, da leggere nonostante tutto, anche solo per farsi un'idea di come si possa vincere un premio letterario con una storia che non è entusiasmante.
Voto:


domenica, 03 agosto 2008
Quando lo guardavo in libreria mi piaceva per com'era esteticamente. Pagine spesse e scrittura grande con bordi larghi. Titolo intrigante, copertina all'adolescenza parigina.
Mi piacque subito. Tre stelline e mezzo quindi.
Non so quanti commenti ho letto che dicevano che questo libro fosse soltanto una dimostrazione delle conoscenze filosofiche dell'autrice. In tre o quattro punti del libro quest'impressione è papale, ma non mi sembra che l'autrice abbia avuto bisogno di un libro per dimostrare la sua conoscenza filosofica, dato che è docente di filosofia a Parigi.
Attraverso i pensieri della portinaia Renée e di Paloma mi sono rispecchiata. Penso che le loro parole siano anche le mie. Solo che spesso non ci faccio caso a passo oltre.
La professione, come l'età e l'aspetto fisico, non sono parametri ai quali associare caratterisitiche solo perché usanza comune. Una portinaia non deve per forza essere non colta; un'adolescente non deve per forza non elaborare pensieri profondi privi di significato.
Una dimostrazione di quanto i luoghi comuni si siano impossessati della società.
Se ci fermassimo tutti e la smettessimo di correre senza neanche una meta, senza sapere cosa stiamo cercando veramente, allora anche noi noteremmo tutto quello che Renée e Paloma hanno notato in questo libro.
Voto:

