mercoledì, 30 aprile 2008

Immagine di Saggi su Il nome della rosa Saggi su Il nome della rosa

Stuzzicante...piacevoli scoperte riguardo al nome della rosa anche se a tratti un po' pesante e ripetitivo poiché i 36 critici che si alternano nelle varie spiegazioni riprendono concetti gia spiegati precedentemente o parti della storia del libro.
Interessante scoprire il filo che lega il nome della rosa ad altri romanzi come Se una notte d'inverno un viaggiatore di Calvino. E che il nome Adso è molto simile al Watson de Il mastino dei Baskerville e che Guglielmo potrebbe essere Holmes e l'analogia nella descrizione del cane di Doyle con Brunello.
Un Guglielmo e un Adso che sembrerebbero un Virgilio con Dante.
La similitudine con Jorge Luis Borges scrittore di Finzioni con il Jorge de Il nome della rosa, infatti sono entrambi ciechi ed entrambi bibliotecari conoscitori di numerosi libri.
E il tanto cercato secondo libro della Poetica di Aristotele che si pensa non fosse stato mai scritto e che attorno ad esso ruoto il romanzo alla fine risulta come qualcosa di fittizio e veramente mai esistito.
Viene ripreso ciò che Eco dice e ridice ovvero che i libri parlano di altri libri e essi sono fatti di segni che parlano di altri segni.
Infine sono riuscita a capire l'ultima frase, quella in latino riguardante la rosa: noi diamo un nome a tutto, ma alla fine non possediamo nulla se non il nome. Perché se la rosa come tale scompare allora scompare anche la rosa. Se invece anche cambiamo nome alla rosa, essa continuerà a emanare lo stesso profumo e quel profumo non sarà mai nostro. Possediamo la parola, il nome, ma mai la sostanza, l'oggetto, la persona...

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Cito:

Siamo veri perché apparteniamo a un paese, a un tempo, a un mondo precisi; facciamo delle scelte, abbiamo degli amori, degli odi che nessun segno potrà mai rendere nella loro oscurità, nel loro spessore: tutto quello che è sudore, sangue, sperma, ma anche anima non è suscettibile di essere portato dai segni. Soltanto la parola lo potrà fare, e in essa non è il segno di comunicazione che più conta, è la patina di opacità che le comunica il generatore, il poeta. La sue intraducibilità.

lafantasianata alle 14:45 in: saggi, 3 stelline
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